La partita: come sempre catenacciari, ma...
Per passare il turno da seconda l'Italia aveva due risultati su 3. Prandelli ha optato per il 3-5-2, modulo che ha utilizzato spesso contro la Spagna quando era uno scoglio invalicabile per arginarne l'onda d'urto e ridurre ai minimi termini i rischi. L'Uruguay aldilà di qualche sortita sparuta figlia di qualche black-out(con Buffon sempre pronto) è effettivamente imbrigliato, ma noi non riusciamo a distenderci più di tanto in fase offensiva e tutto sommato va bene così, anche perché sperare nel primo posto è difficile. Il secondo tempo è su quella falsa riga, anche se l'Uruguay preso dalla disperazione cresce in intensità e diventa sempre più difficile da controllare. Poi l'arbitro Rodriguez è entrato in scena con un espulsione incredibilmente severa di Marchisio, che è entrato duro ma che ha mirato al pallone. 10 contro 11, è dura ma bisogna tenere i nervi saldi. Ma la partita è difficile, c'è caldo, hai fatto tre cambi di cui due forzati(Balotelli-Parolo e Verratti-Motta) e il fisico cede. E cedono anche i nervi, quelli di tutti. Suarez, forse preso dai morsi della fame addenta la spalla di Chiellini, l'arbitro ha intravisto, il guardalinee dovrebbe aver visto, è solo fallo, ma Chiellini i segni del morso li ha e nessuno batte ciglio. Due pesi due misure, pensare alla malafede diventa inevitabile e alla fine l'episodio killer arriva a 10 minuti dalla fine, palla da fermo, impatto strano di Godin(uomo della provvidenza sia all'Atletico che nell'Uruguay) e li la partita finisce. In campo l'unico attaccante che hai è un regista avanzato che non fa della freschezza la sua dote principale, sei sulle gambe e non c'è molto da fare. Era una partita da catenaccio e contropiede, non di calcio propositivo. E si torna a casa. Sicuramente l'incapacità di proporre gioco nell'Italia è stata evidente, ma forse ci si dimentica che la nostra tradizione calcistica si basa su una difesa forte e su un gioco offensivo di rimessa ma molto ben interpretato. Un po' come la dura legge del gol. Oggi l'inerzia della gara e gli episodi sfavorevoli ci hanno portato nel momento della svolta a non poter svoltare e questo non credo sia imputabile a nessuno dei nostri. Evidentemente doveva andare così.
Le scelte fatte-Siamo tutti c.t.
Diciamocela tutta, fare il c.t. di una nazionale non è mai facile. Il calcio è uno sport divisivo, ma la nazionale unisce e tutti, dai più competenti alle autentiche capre da ranch, si improvvisano selezionatori, pronti a scagliare le loro sentenze, specie nell'era dei social network e in un periodo storico poco felice sotto tutti i profili. Da ridire c'è sempre e comunque qualcosa e alla fine quello che non sbaglia è quello che vince, mentre chi perde ha sempre e comunque torto. Vero, il calcio è uno sport di risultati, la sconfitta anche se onorevole o inerziale e non imputabile principalmente a colpe proprie è sempre sconfitta. Alle volte però si esagera. Quando Prandelli ha fatto le sue scelte, prima con la lista dei 30 e poi con i 23 effettivamente qualche "falla" c'è stata. A mio modo di vedere per esempio non è stata condivisibile la scelta di non portare un terzino sinistro di piede e un giocatore multitask(quello che faceva Giaccherini e che poteva fare Florenzi). Nella lista di Prandelli comunque il messaggio era chiaro: il posto se lo gioca chi si è messo più in mostra nella seconda parte di stagione. Ed ecco che gente come Gilardino, Osvaldo, Astori, Giaccherini, Diamanti, che quel mondiale lo aveva conquistato, viene messa di lato per far spazio a chi a suon di gol o buone prestazioni ha trascinato la sua squadra a risultati importanti, su tutti Immobile e Cassano, tanto reclamati durante questa stagione, diventati all'improvviso brocchi o inadeguati. In buona sostanza non si può dire che Prandelli abbia sbagliato le convocazioni tout court. Ha portato i giocatori che hanno fatto meglio quest'anno come rendimento, le eccezioni sono i giocatori del Milan, Balotelli, Abate e De Sciglio, reduci da una stagione così e così individualmente, disastrosa di squadra ma che sono giocatori che del giro fanno parte, la cui presenza ci sta e magari Insigne(che comunque è stato tra i migliori assist-man del campionato). A livello strettamente personale credo che l'unico giocatore totalmente inadeguato sia stato Motta sia per un fatto fisico che tecnico, ma se un c.t. ritiene di poter fare affidamento su un giocatore, anche se le riserve sono parecchie ha comunque il diritto di puntarci. Era giusto convocare Immobile e Cassano, ma chiunque sa che il primo per segnare deve essere inserito in un sistema di gioco corroborato, altrimenti manco con le badilate sullo scroto, e che i piedi del secondo funzionano in situazione statica già di base, figurati a quelle condizioni ambientali. Se non avesse corso il rischio tutti gli avrebbero dato addosso, adesso che il rischio lo ha corso tutti si avventano contro. Nell'era dei social network siamo tutti c.t. e abbiamo il diritto di dire quello che vogliamo, ci mancherebbe altro. Ma andare per postulati assoluti A è riduttivo, B è troppo facile.
La preparazione atletica: il vero problema dell'Italia
Un eliminazione non arriva comunque per caso e dire che tutto è frutto di episodi, sfiga o casualità non è nemmeno corretto. Aldilà di ogni elucubrazione tecnico-tattica, c'è un dato di fatto, apparso evidente contro il Costa Rica e confermato nella partita contro l'Uruguay: eravamo sulle gambe. La condizione atletica era oggettivamente pietosa. E' evidente che è un fenomeno diffuso, se ben 5 squadre europee sono uscite, con altre due sull'orlo del precipizio(Portogallo e Russia) un motivo ci sarà, ed è da rintracciare nella difficoltà che le europee hanno avuto dal punto di vista fisico. Poco brillanti per non dire praticamente sulle gambe. E' oggettivamente vero che in un calcio da minimo 40 partite, preparare una competizione ipercompressa che arriva al termine di stagioni logoranti è difficile, ma è anche vero che che come si evolve il fisico umano, si evolve anche la capacità di analisi su di esso e la comprensione sia dell'assetto fisico che dell'assetto geofisico del territorio dove si va a giocare è ormai qualcosa di facile fattura. Per quanto riguarda gli azzurri, l'assenza di forma è inequivocabilmente spiegata dall'enorme numero di passaggi fatti nell'arco di queste tre partite. Se nella prima partita contro l'Inghilterra, in cui la condizione messa in mostra era apparsa comunque buona, la scelta di toccare molto il pallone sembrava inserita nel frame ben preciso di gestione dell'inerzia della gara, nelle due partite successive è stato più che apparso l'unico modo di ridurre i rischi ai minimi termini, anche se va detto che in fase di gestione palla è da anni che non siamo mai apparsi particolarmente solidi. La squadra in verticale si è mossa davvero pochissimo a passo cadenzato e pesante ad eccezione del solo Darmian. In un calcio come quello di oggi, la condizione fisica non è un buon supporto per imporre la propria tecnica, ma è la conditio sine qua non per affrontare qualunque impegno stagionale. E la nazionale non era in buona condizione fisica.
Il vero errore di Prandelli: Italia-Costa Rica
Quando abbiamo appreso del girone infernale che ci aspettava temevamo il potenziale offensivo di Inghilterra e Uruguay in generale, mentre in particolare temevamo l'atletismo dei giocatori offensivi inglesi e la compattezza della Celeste. Il Costa Rica, come nel triangolo di Renato Zero: no, non lo avevo considerato. Già la prima giornata ci aveva dato una somma di quello che era il totale della selezione che ha poi clamorosamente vinto il girone, squadra compatta, rognosa, che gioca si con 5 difensori, ma che a centrocampo ne mette quattro, perché fisicamente sta bene e la profondità la può attaccare senza farsi problemi, perché chi ha da perdere sono gli altri e non loro. Contro l'Inghilterra, avevamo vinto e convinto all'italiana, sapendo soffrire, prendendoci quello che gli avversari ci consentivano di prendere, massimizzando le occasioni offensive e difendendo compatti, con un asse di destra più offensiva(Darmian-Candreva), e una di sinistra più di sostanza(Chiellini-Marchisio) perfetta per arginare le scorrerie del giovane Sterling e tenere sotto controllo Sturridge. Due le differenze con la Costa Rica: Abate per Paletta(confuso, disordinato ma alla fine felice) con Chiellini al centro e Thiago Motta(il carrozzone) al posto di Verratti. Scelte pagate a sangue. Aldilà dei grandi meriti(sottolineo grandi) della Costa Rica queste due mosse ci hanno privato di dinamismo a centrocampo. Darmian e Candreva hanno funzionato perfettamente perché su quella fascia sapevano come muoversi, il primo portava il taglio per le incursioni del secondo, o si sovrapponeva al secondo stesso sempre squisitamente in direzione laterale. Nel momento in cui Darmian si è ritrovato Marchisio, che da incursore di centrocampo fisiologicamente si muove più verso il centro che non sull'esterno, si è ritrovato più isolato, e costretto a giocare con il suo piede d'appoggio e non con quello forte. Ha giocato comunque bene ma non è stato sufficiente. A destra l'asse Candreva-Abate non ha funzionato ne in fase di possesso ne in fase difensiva, divenendo il lato in cui il Costa Rica aveva gioco facile, con Diaz che sembrava un discesista da Olimpiadi invernali. Alla fine il gol dei costaricensi è arrivato a causa di un bug difensivo di Chiellini, che riportato al ruolo originale di terzino sinistro contro l'Inghilterra, pur essendo apparso a tratti goffo era stato efficace. Ripristinato al ruolo di centrale in una difesa a 4, ha fatto(come sempre) tanta fatica. I subentrati sono entrati in versione studente che si applica ma proprio non ci arriva e se il fisico non ti sostiene, raddrizzare questo tipo di partita diventa impossibile. Sarebbe stato meglio mantenere l'impostazione tattica della prima partita, perché aveva funzionato in primis e perché in secundis sarebbe stata l'ideale per togliere il ritmo atletico ad un avversario dalla forma brillante e dall'atteggiamento guerrigliero, ma che tecnicamente(pur avendo giocatori anche buoni) era nettamente inferiore e che sottoritmo non si sarebbe imposto così fortutitamente. Pareggiarla ci avrebbe messo comunque nella stessa situazione odierna, ma diversa sarebbe stata la condizione mentale, perché perdere è un conto, pareggiare anche in maniera disonorevole è un altro. Lo ribadisco, l'eliminazione di oggi è principalmente figlia degli episodi sfavorevoli che ci sono capitati, ma la situazione in cui ci siamo ritrovati nell'ultima partita del girone, è figlia della partita persa contro i caraibici. L'unica in cui non dovevamo perdere. L'unico vero errore di Prandelli.
Dopo la delusione: chi lascia e chi scappa
L'eliminazione al primo turno di un mondiale fa sempre male, specie se esci per la seconda volta di fila da un girone e provi di nuovo la bruttissima sensazione di caduta dopo che ti eri rialzato orgogliosamente nei due anni passati. E inevitabilmente lascia i suoi strascichi. Prandelli in conferenza stampa ha annunciato in prima istanza le sue dimissioni. Ha detto che alla base ci sta il fallimento della spedizione, ma che oltre al questo c'è una componente extratecnica, data dall'esser stato criticato come usurpatore di denaro pubblico. L'idea che il calcio rappresenti un problema di natura sociopolitica è uno dei motivi per cui la nostra mentalità sportiva non si è evoluta, anzi si è proprio deteriorata, perché mettere nello stesso calderone il calcio, che è una passione che si vive consapevolmente con gioia e sofferenza in base ai risultati, e la vita di tutti i giorni con tutti i i problemi è una stronzata pazzesca. Proprio per questo mi voglio soffermare sulla ragione tecnica delle dimissioni: il fallimento. Che c'è stato, fuor di dubbio, anche se figlio di episodi discutibili. Teniamo comunque conto della storyline di questo ciclo della nazionale. Una finale degli Europei quando nessuno ci degnava di considerazione, una Confederations Cup conclusa al terzo posto imbrigliando la Spagna in semifinale, un mondiale conquistato comunque senza perdere una partita in una qualificazione(pur avendo mancato la prima fascia). Siamo arrivati al mondiale sorteggiati in un girone difficile, climaticamente proibitivo, in cui per altro siam finiti solamente perché inclusi nel pot europeo a poche ore dal sorteggio. Le scelte fatte da Prandelli sia dal punto di vista tecnico che tattico sono state opinabili e talvolta contestabili, ma rientrano nell'esercizio arbitrario delle sue funzioni, e in questo suo esercizio è arrivato si un fallimento mondiale, ma anche buoni risultati nonostante un materiale tecnico inferiore allo standard abituale. Le dimissioni rappresentano, a mio modo di vedere, un prezzo nettamente più alto dell'effettiva colpa. Si, ci sono state le scelte sbagliate, ma son comunque scelte che un allenatore deve fare, vale quando va bene e vale anche quando va male. A lasciare assieme a Prandelli è anche il presidente federale Abete, che ha deciso di rimettere il suo mandato, nonostante sia stato rieletto solo l'anno scorso. Non saprei dirvi in questa situazione quale siano le colpe specifiche di Abete(onestamente credo poche se non nulle), ma una cosa è certa, a questo calcio italiano, a cui non bastano i trascorsi gloriosi per non barcollare, un certo tipo di rinnovamento può solo far bene, specie sotto il profilo tecnico. A lasciare la nazionale è anche Andrea Pirlo, il suo era un ritiro preannunciato, Verratti è già pronto per raccoglierne il testimone, ma fa comunque un certo effetto l'idea di non vedere più in mezzo al campo la numero 21 azzurra con le annesse geometrie che tanto ci hanno incantato in questi anni. Negli spogliatoi ha salutato la maglia azzurra e 21 compagni per un totale di 22 giocatori. Ma ai mondiali si va in 23 ne manca uno. Balotelli, che al termine della partita si è trincerato in pullman. Che dire, giocatore talentuoso dall'atteggiamento discutibilissimo, che ha purtroppo confermato i suoi limiti caratteriali anche in questa spedizione mondiale(vedere intervento di kung-fu inutilissimo su Pereira) nonostante la stima tecnica e l'affetto umano di un c.t. che lo ha difeso, protetto, che gli ha dato fiducia e che non gli ha mai negato una maglia da titolare. Sin da giovanissimo ha messo in mostra genio e sregolatezza in dosi che non si sono mai bilanciate, con la seconda che ha sempre prevalso, e anche oggi è andata così. Da Balotelli si è atteso tantissimo quello step successivo di natura mentale e non tecnica, l'ultimo passo per raggiungere una maturità che purtroppo non è arrivata e che inevitabilmente lo espone a critiche e antipatie che lui non fa nulla per evitare e che anzi sembra voler attirare ad ogni costo. Come detto questa eliminazione è figlia di tanti fattori più che di singoli colpevoli quindi lungi da me dal voler appioppare a Balotelli più demeriti di quelli che ha(a onor del vero contro Inghilterra e Costa Rica ha giocato bene, anche se nell'ultima purtroppo si è mangiato due gol). Ma è giusto dire le cose come stanno. E' un giocatore a cui sono state date più possibilità del dovuto, sbaglia, continua a sbagliare e quasi non vuole rendersene conto. Per cambiare ha una sola soluzione: crescere adesso e farlo in fretta. Altrimenti un campione non lo sarà mai e darà ragione a tutti i suoi detrattori, che passeranno all'incasso.


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